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29 gennaio 2008
Tra la testa e il cuore


Lo pronuncerò a bassa voce, en passant, e poi fingerò di non averlo mai detto né pensato. Però non posso trattenermi: questo Paese avrebbe davvero bisogno di un governo tecnico.
E badate che ho scritto “tecnico”, non “di larghe intese” o “di unità nazionale”. Un governo, cioè, che resti lì per un paio di mesi, giusto il tempo di fare una riforma elettorale finalmente degna di tal nome: non più di cinque partiti in Parlamento e la sicurezza che le ali estreme non condizioneranno mai più le scelte di un esecutivo.
Robetta breve e utile, insomma. Niente a che fare con i desideri dell’Unione terremotata, che ora spasima per la grande coalizione dopo averla sprezzantemente respinta per diciotto mesi.
Veltroni vorrebbe addirittura che l’inciucio durasse un anno (un anno!) e adduce come prioritario il seguente programma: riduzione dei parlamentari, premierato forte, superamento del bicameralismo perfetto.
Peccato che questi siano esattamente i contenuti della riforma costituzionale varata dal centrodestra: quella stessa riforma che, sottoposta a referendum nel giugno 2006, venne affossata proprio grazie alla propaganda apocalittica di Walter & Co.
Non si capisce, dunque, per quale ragione la CdL dovrebbe togliere le castagne dal fuoco a chi ha deliberatamente prodotto tale disastro. Si arrangino. Niente ammucchiate, questo è di rigore.
Piuttosto sì, un governo tecnico. Sperabilmente guidato da Gianni Letta, così Berlusconi è garantito: nuova legge elettorale e poi al voto in maggio.
Mi rendo conto, dopo due anni di porcate il primo istinto sarebbe di andare alle urne subito, e se ascolto il cuore ci correrei anch’io. Ma se ascolto la testa, mi viene il dubbio che poi ce ne pentiremmo.
Perché oggi il centrodestra è più unito che mai, ma lo era anche nella campagna elettorale del 2001: e chi ci garantisce che resterà tale? Chi ci garantisce che una volta riagguantato il potere non dovremo di nuovo assistere ad alcuni tristi spettacoli del passato? Alle bizze di Fini, agli umori di Storace, alle mattane centriste di Casini, alle minacce estemporanee di Bossi?
C’è una cosa che dobbiamo avere il coraggio di fare adesso, perché altrimenti non la faremo più: ridurre drasticamente la frammentazione, togliere il potere di veto agli alleati minori, creare le condizioni per un sano bipartitismo.
Certe meschinità le abbiamo deglutite una volta, ma trangugiare nuovamente il rospo sarebbe per noi elettori polisti una delusione troppo grande.
Che diamine, non ci siamo neanche abituati.
Mica siamo di sinistra.



permalink | inviato da siro il 29/1/2008 alle 10:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (79) | Versione per la stampa
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